La cucina del sole
Terra di incontri e di (scontri) perché naturalmente collocata al Centro del Mediterraneo – appena 800 anni orsono ancora epicentro della storia e della vita del mondo allora sconosciuto – la Sicilia
ha indubbiamente mutato buona parte della sua cultura (perché di cultura si tratta!) agro-alimentare da quel miscuglio di razze e di civiltà che ne hanno calcato il suolo, talvolta stabilmente, e ne hanno quindi permeato profondamente la vita.
Ma altrettanto indubbiamente ha saputo fondere ed armonizzare le diverse culture agro-alimentari (e le relative coltivazioni a monte) dando ad esse un taglio tipicamente siciliano che ne esalta, nelle sue singolarità, la evidente mediterraneità.
Sono ancora percettibili e riscontrabili – pur in una diffusa, in senso territoriale, omogeneità di prodotti, di sensazioni olfattive e papillari , di aromi, di gusti, di consumi – le tracce di prodotti e cucine di altri Paesi e Popoli .
In Sicilia però, esse si sono amalgamate talmente bene da essere ormai noti ovunque come piatti tipici siciliani (il “ cuscus” trapanese ne è esempio succulento!). Circa mille anni fa un arabo Al Edrisi “cantò” la Sicilia, il suo sole, i suoi giardini; oggi i prodotti del sole, la cucina del sole, sono decantati, prima ancora che cantati.
La cucina al profumo del mare siciliano
La tavolozza siciliana dei sapori è un arcobaleno che ha tratto la sua ispirazione dei quattro venti. Dai Greci e dagli Arabi, dagli Aragonesi e dei Catalani, dai Normanni e dagli Angioini e, per via dei commerci, dai genovesi.
Dai Greci è venuta la tradizione del tonno e del pesce spada. Le cotolette del primo
hanno bisogno dell’aglio e del rosmarino, ma anche del vino bianco secco, dell’olio e del limone e sembra proprio che questo tonno marinato sia quasi l’emblema della cucina al profumo del mare siciliano.
E dai Greci è venuta la tradizione del pesce spada alla griglia; l’agghiotta, con i suoi pomodori, è ben più recente.
Dagli Arabi è derivato il cuscus, anzi il cuscusu, che è a base di pesce nella versione siciliana, d’un inimitabile sapore e profumo.
E dei Normanni le aringhe, il baccalà e lo stoccafisso, anzi piscistoccu, oggi quasi una preziosità.
Gli Spagnoli hanno amalgamato ed impreziosito il tutto, introducendo l’agrodolce. E gli antichi, i primi abitatori, gli Elimi ed i Siculi ed i Sicani ? A loro il merito della scoperta dei frutti di mare e certamente di quei piatti impagabili all’aragosta che in quel di Marettimo trovano la sublimazione.
L’esperienza e la inventiva, poi, hanno fatto in Sicilia del pesce in cucina una tra le colonne portanti della locale gastronomia.
Dal più generico al particolare: dalla pasta alle sarde ai maccheroni con le sarde che è piatto tipico siciliano quanto la pasta con le aragoste, piatto riservato ai buongustai.
Per restare in argomento la pasta con le acciughe e quella al sugo di seppie, una esperienza da assaporare con attenzione; le sarde a beccafico e le acciughe al finocchio, e la grigliata mista ed il fritto saporoso e profumato, la storia, la lunga storia del mare che avvolge, non sempre proteggendola, l’Isola, con le sue tradizioni e le sue fatiche.
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